Wish you were here

Wish You Were Here è un brano super-conosciuto dei Pink Floyd, tratto dall’omonimo album, pubblicato il 12 settembre 1975. Contrariamente a quanto si possa pensare, questa non è una canzone d’amore, almeno nel senso canonico ma, come riconosciuto dalla maggioranza degli esperti, questo capolavoro è dedicato a Syd Barret, ex-componente della band britannica il quale abbandonò a causa di una crescente forma di schizofrenia, dovuta anche all’abuso di sostanze stupefacenti. Viene considerata una delle più belle canzoni di sempre. Il riff di questo capolavoro è stato ideato da David Gilmour mentre stavano registrando negli Abbey Road Studios; ed è proprio lì che, mentre i Pink Floyd stavano provando, comparve uno strano signore, calvo e molto grasso con una busta della spesa in mano. David Gilmour lo riconobbe subito: era Syd Barret. Ascoltarono insieme Shine on your Crazy Diamond e poi andarono a pranzo insieme. Finito il pranzo Barret scomparse di nuovo.

La canzone, per quanto famosa, conosciuta e cantata, da tutti, migliaia di volte, si presta a moltissime interpretazioni come è giusto che sia per un capolavoro del genere. C’è chi pensa che possa essere indirizzata a persone alienate al mondo esterno, c’è chi pensa che in realtà il titolo originale della canzone dovesse essere (in italiano) “vorremmo essere qui” suggerendo l’idea che in realtà erano risucchiati del mondo e da tutto il resto così tanto da non rendersi conto cosa stessero facendo, come delle macchine (e così si spiegherebbe la copertina dell’album ad anche la canzone “Welcome to the Machine” contenuta nello stesso disco).

La struttura della canzone consta di tre strofe:

So, so you think you can tell,
Heaven from hell.
Blue skies from pain.
Can you tell a green field?
From a cold steel rail?
A smile from a veil?
Do you think you can tell?

(Così, così pensi di saper distinguere il Paradiso dall’Inferno, Cieli blu dal dolore? Riesci a distinguere un campo verde da una rotaia di freddo acciaio? Un sorriso da un velo?)

Nella prima troviamo una descrizione di una realtà confusa, nella quale non riusciamo a distinguere il bene dal male “Heaven from hell”. In verità la realtà com’è? Siamo sicuri di riuscir a distinguere le singole cose? “Do you think you can tell?”Con questa prima strofa sembra più plausibile la tesi che sostiene che la canzone sia dedicata all’alienazione dell’uomo contemporaneo ed al suo vivere come una macchina.

Did they get you to trade
Your heroes for ghosts?
Hot ashes for trees?
Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change?
And did you exchange
A walk on part in the war
For a lead role in the cage? 

(Ti hanno portato a barattare i tuoi eroi per dei fantasmi? Ceneri calde con gli alberi? Aria calda con brezza fresca? Un freddo benessere con un cambiamento? E scambieresti un ruolo di comparsa nella guerra con il ruolo da protagonista in una gabbia?)

Con la seconda strofa forse la situazione cambia. C’è una prosecuzione della realtà confusa e del “non distinto”; però gli ultimi due versi ci danno due diverse vie d’uscita per quanto riguarda l’interpretazione totale del brano. Infatti “A walk on part in the war For a lead role in a cage?” è una frase di una grandezza sconvolgente ma allo stesso tempo di una schiettezza chiarificante. Uno dei concetti meglio espressi di tutta la storia della musica. I PinkFloyd qui ci provocano e ci domandano se preferiamo avere se un piccolo ruolo nel mondo reale ed infinito, oppure una parte da protagonisti nella nostra gabbia, nel nostro mondo costruito? Cosa volevano intendere qui i PinkFloyd? Volevano forse sottolineare che la malattia del loro Syd lo portava a rinchiudersi in un mondo tutto suo. Oppure volevano indurci a riflettere su quanto risulti finto e costruito il mondo, la gabbia, in cui è rimasto alienato, chiuso, l’uomo contemporaneo? A mio parere questa seconda ipotesi sembrerebbe più calzante avvalorata dal fatto che il concetto di gabbia non è nuovo quanto si decide di parlare di alienazione dell’uomo contemporaneo e di dissidi interiori dell’individuo. Anzi questi due temi sono fondamentali e ricorrenti del Modernismo letterario e ne troviamo un esempio nel Libro Secondo di Uno, Nessuno e Centomila di Luigi Pirandello: “Il cardellino canta nella gabbietta sospesa tra le tende al palchetto della finestra. Sente forse la primavera che si approssima?”. Nonostante siano passati 50 anni tra i due capolavori, è spaventoso notare come il contesto ed il significato siano molto simili con l’unica differenza che mentre Pirandello dà per assodata la presenza di una gabbia e la domanda che ci pone è retorica, i PinkFloyd con la domanda provocatoria, lasciano volutamente la questione senza risposta.

Dopo una breve variazione musicale, troviamo la terza ed ultima strofa:

How I wish, how I wish you were here.
We’re just two lost souls
Swimming in a fish bowl,
Year after year,
Running over the same old ground
And how we found?
The same old fears,
Wish you were here.

(Come vorrei, come vorrei che tu fossi qui. Siamo solo due anime sperdute che nuotano in una boccia di pesci. Anno dopo anno. Corriamo sullo stesso vecchio terreno. E cosa abbiamo trovato? Le solite vecchie paure. Vorrei che tu fossi qui.)

Qui troviamo tutta la poesia di questa canzone e la genialità di una band come i Pink Floyd. In un crescendo di intensità sia di significati che di emozioni che si sonorità, arriviamo a cantare il secondo ed il terzo verso quasi con rabbia, con amarezza, ma anche con forza perché nonostante tutto noi siamo ancora qui, a lottare per esserci. Nonostante siamo soltanto due pesci che nuotano in una piccola vaschetta, credendo di nuotare nell’oceano, siamo ancora qui. Anche se andiamo incontro sempre alle stesse preoccupazioni. Senza mai darci per vinti. Una strofa piena di emozioni e di forza ma in cui troviamo anche punte di rassegnazione che si conclude con un verso liberatorio, come fosse un sospiro. Wish you were here.

Credo sia giusto che una canzone come questa si apra a diverse interpretazioni, che ognuno sviluppi la propria leggendo il testo e collocandola storicamente, qui ho provato a raccontare la mia. Ritengo Wish You Were Here la canzone più bella di tutti i tempi, una canzone che, oltre ad aver segnato la mia storia, ha segnato un’epoca, ha cambiato faccia alla musica ed è rimasta nelle orecchie di tutti. Sono convinto che debba essere insegnata nelle scuole, lo meriterebbe.

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