Tana!

Ricordi quando giocavi a nascondino? È un po’ come fare la conta. Ti appoggi all’albero, chiudi gli occhi ed inizi a contare. “Mi raccomando arriva fino a 158, molto piano e ad alta voce”. E quindi inizi “Uno” mentre tutto intorno si fa buio ma tu non hai paura perché hai appena iniziato a contare e ricordi bene com’era fuori, com’era prima della conta. Nonostante sia capitato a te di contare, e che palle che è, sei ancora felice perché cosa potrà mai accadere per una volta che conti? Nulla, appunto. Nel frattempo sei arrivato a “Trenta” ed ora già cominci un po’ a stufarti. È sempre più buio e ricordi poco di come fosse prima, se facesse caldo o no, se andasse tutto bene, fai fatica a ricordare anche chi devi cercare. E la paura inizia a farsi sentire, ma non fa nulla. E allora “Cento”. Non ce la fai proprio più. Il buio ti ha intrappolato ed immagini che da un momento all’altro appaia qualcuno, davanti ai tuoi occhi, che voglia farti del male, vedi problemi e mostri ovunque; con le mani e la testa che si muovono liberamente provi a colpire tutto ciò che hai davanti. E poi perché non senti più nessun suono? E cos’è questo silenzio dall’altro lato della “tana”? Basta, basta, basta pensare: “ora sigillo gli occhi, spengo il cervello e finisco la mia conta”. “Centocinquantotto!” Esclami tutto felice, apri gli occhi ed inizi a correre dando il via alla ricerca. Cerchi dappertutto, dietro l’albero, sotto la panchina, dietro la macchina, tra i passanti, dall’altro lato della strada ma non c’è, lei non c’è da nessuna parte. E provi a non impazzire, tenti in ogni modo di trovarla, ma lei non c’è. Alla fine, quasi sfinito, ti cade l’occhio su un piccolo particolare, un qualcosa che sembrerebbe un mignolo di una mano che si intravede dietro la siepe più lontana. Non puoi non sapere di chi è; hai passato giorni e notti intrecciando quella mano. La riconoscerti tra tutte. Ti avvicini in silenzio, piano piano, ed all’improvviso sbuca lei, colei che stavi cercando. Per un attimo in vostri sguardi si incrociano e poi parte la corsa. Quella corsa forsennata, da atleta, uno affianco all’altro verso la “tana”. Ed in quel momento sei felice. Sei felice ripensando ai “centocinquantotto” numeri che hai dovuto contare ed a tutto ciò che hai passato. Ai mostri ed ai problemi che hai scacciato con le mani. Al buio che ti intrappolava ed al silenzio che ti uccideva. Ripensi a tutto il tempo che hai passato senza lei, a cercarla in ogni angolo a pensarla dopo ogni numero gridato al mondo. Ripensi a lei. Ripensi per un attimo a tutto questo e sei felice. Forse come non mai. Perché poi, alla fine, qual è il bello di nascondino se non ritrovarsi in mezzo a tutto il resto?

Ho usato tante parole ed un esempio strano per dire una cosa che poteva essere detta con sole quattro parole:

Perdersi per poi ritrovarsi.

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